Vera Bugatti in Adria

Riflettere ancora in Via XXV Luglio, Condominio Ater

Nell’opera campeggiano due figure femminili, incassate in uno spazio angusto: al centro una giovane donna con uno specchio in mano e lo sguardo titubante diretto all’osservatore; in primo piano una bambina con una vecchia sciarpa, intenta a osservare lo specchio e i suoi riflessi; in alto un canarino posato sulle dita della donna, anch’esso incuriosito dallo specchio, in basso una mela e un biglietto, fra le mani della bambina. Le due figure potrebbero essere la stessa persona in fondo, in due fasi della vita.

Nello specchio la chiave di lettura. Chi vediamo realmente attraverso vari e multiformi schermi riflettenti? Se l’apparenza continua ad essere schiavitù, cosa resta davvero delle nostre unicità? Cosa è sinceramente profondo, se il contenuto diventa un’eco flebile dell’immagine? Riflettere in fondo ha molteplici significati: è rimandare indietro la luce ma anche costituire una ripercussione, una conseguenza o un effetto, medesimamente continuare, essere l’esito, rivolgere la mente su un oggetto del pensiero e soprattutto riconsiderarlo con attenzione.

Nella mela un simbolo plurisignificante di redenzione e perdizione, spiritualità e vanità ma anche memoria di un tempo di difficoltà economiche e sacrifici che segnò il luogo che ospita l’opera. Il foglietto fra le mani della bimba rimanda infatti al quartiere popolare sorto lungo l’antica strada arginale detta Cengiaretto, che nel 1943, in seguito alla caduta del fascismo, fu rinominato Borgo XXV luglio.